GEMMA E SOS VITA PER DIRE # NO ALL'ABORTO - 24 APRILE 2015
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La Croce - Venerdì 29 maggio 2015 - Pag. 1
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Venerdì 5 giugno 2015 - pag..3
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Martedì 15 settembre 2015
L'incredibile vicenda di Marina Caronti.[...]
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MARIO, # DONNAIOLO ANTI-ABORTISTA
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ABORTO E #OBIEZIONE: I DATI SUL TERRITORIO
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Corrispondenza - Una lancia spezzata in favore di Gian Luigi Gigli
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La Croce - Martedì 8 novembre 2016 - #Corrispondenza.

“Una lancia pezzata in favore di Gian Luigi Gigli” di Lino De Angelis

Caro Direttore,
probabilmente ricorderai dell’incontro a Cassino in occasione della celebrazione della Giornata per la Vita 2014. L’invito, ovviamente, ti fu rivolto proprio perché il Centro di Aiuto alla Vita di Cassino intendeva porre all’attenzione dell’intera Comunità i temi dei “falsi miti di progresso” e farlo soprattutto nell’annuale ed importante appuntamento ascoltando la viva voce di colui che da anni era ed è in prima linea nel confutarli.
Il sottoscritto, operatore del locale C.A.V., è uno di coloro che organizzò l’incontro di Cassino alla Sala degli Abati nel palazzo della Curia Vescovile e, nell’occasione, furono anche raccolte numerose firme per la petizione che che in quel periodo LA CROCE era impegnata a portare avanti.
Non ho problemi nel confidare che sono un tuo estimatore, oltre che un abbonato fin dall’inizio al quotidiano che dirigi, e, ti parrà strano, ma conservo, nell’edizione on-line, tutte le pubblicazioni e fin dal primo numero del 13 gennaio 2015.
Tutto ciò premesso, non ti nascondo il mio stupore nel leggere, sul nostro Giornale, l’articolo di Giuseppe Brienza (Referendum: le #ambiguità di Gigli) e nel sentire, durante la rubrica “Stampa e Vangelo”, la reprimenda contro il Presidente del Movimento per la Vita Italiano, l’On. Dott. Gian Luigi Gigli.
Essendo da anni lettore di Avvenire, sono andato subito alla ricerca della “dichiarazione incriminata” e, non avendola trovata, ho chiesto notizie a te. Mi hai mandato lo stralcio di uno scritto dal quale sono arrivato alla fonte: “Lettere al popolo della vita” di ottobre, una rubrica curata dallo stesso Presidente Gigli sul mensile “NOI famiglia & vita”. Non essendomi ancora arrivato il cartaceo del supplenento di Avvenire l’ho cercato sul sito del quotidiano e l’ho letto attentamente e per intero. Il Presidente Gigli, nella qualità di Presidente del Movimento per la Vita Italiano, non ha affatto scritto di essere favorevole alla riforma costituzionale per la quale gli elettori saranno chiamati ad esprimersi il 4 dicembre.
In quella rubrica Egli scrive testualmente: “A quanti sollecitano il Movimento per la Vita a schierarsi al referendum, rispondiamo che stavolta la scelta non riguarda direttamente la difesa della vita e che il nostro compito è di educare tutti a riconoscerne il valore e di sostenere ogni vita in difficoltà attraverso la testimonianza delle opere”. Punto. Dedurne che il Deputato Gigli sia per il SI al Referendum mi pare non poco azzardato e a me non interessa se Egli lo sia. Come operatore del CAV, invece, mi interessa che il Movimento, come ovvio, non sia schierato né dall’una, né dall’altra parte.
Caro Direttore, non è né concepibile né possibile indirizzare politicamente Movimento e Centri perché l’uno e gli altri, fin dalla loro istituzione, sono associazioni apolitiche, apartitiche e aconfessionali e non possono che essere rigidamente tali, dal momento che gli aderenti sono non solo di ogni estrazione, ma liberissimi di professare il credo politico e religioso che vogliono. Vi fanno parte iscritti a diversi partiti, di desta come di sinistra o di centro; ci sono operatori di fede cattolica, ma anche ebrei, protestanti e musulmani. Una precisa presa di posizione del Presidente del MpV in favore o contro il referendum avrebbe suscitato indignazione, almeno da parte di chi non avrebbe condiviso il suo suggerimento.
Mi sarei indignato, sicuramente, anch’io che personalmente sono per il NO sul Referendum e lo sono su tutta la linea, tanto di aver scritto, sul tema, diversi articoli sul quotidiano locale L’Inchiesta, l’ultimo pubblicato proprio oggi 5 novembre.
Devi credermi, caro Direttore: le cose stanno esattamente così e te lo dice uno che è stato più e più volte critico nei confronti del Presidente Gigli, sia per alcune posizioni assunte o non assunte dal Movimento, sia per quelle personali del Deputato schierato in maggioranza, anche se a volte, e specialmente quando si è trattato della difesa della vita umana, l’On. Gigli si è distinto pubblicamente da essa. E, ti assicuro, le mie contestazioni non sono state blande o di facciata, ma espresse sia privatamente che pubblicamente, a volte facendone partecipi tutti e Movimenti e Centri periferici.
Questa volta, invece, non posso che essere convintamente solidale con il nostro Presidente ed esprimere tutto il mio disappunto sia per l’articolo di Brienza che, di conseguenza, per quanto profferito in diretta su Facebook.
Assicurandoti immutata stima, ti saluto cordialmente.

L'ERRORE GRAVE DELLA REGIONE LAZIO - L'OBIEZIONE È TUTELATA PROPRIO DALLA 194
L'ERRORE GRAVE DELLA REGIONE LAZIO - L'O[...]
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Da LA CROCE di venerdì 24 febbraio 2016

Caro Direttore,

dopo aver letto le dichiarazioni del Presidente Zingaretti, della deputata del PD Ileana Piazzoni e della Presidente della Commissione Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi, la prima spontanea reazione è stata, avendone la possibilità pratica, quella di consigliare loro una serena e meditata lettura della legge 194 che si intitola «Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza».

Fin dal titolo non sarebbe difficile per i “nostri tre” capire che la norma pone al primo posto la tutela della maternità. Infatti, di interruzione di gravidanza (diciamolo chiaramente: di aborto) si comincia a parlare solo dall’art. 4. Prima del quarto, però, ci sono il primo ed il secondo che, i nostri dimostrano di non conoscere affatto o, meglio, di voler volontariamente ignorare e, probabilmente, di voler volentieri cancellare.

Ma quei due articoli ci sono ed allora, forse, chi si pone il problema di “garantire la piena applicazione della legge” e si fa scrupolo di applicarla “nella sua interezza” (Zingaretti); chi sostiene che l’attuale situazione “mette a rischio in buona parte del Paese l’attuazione concreta della legge” (Piazzoni); chi, giustamente, sostiene che “Rispondere al dettato della legge è dovere di tutti” (De Biasi) dovrebbe prima di ogni cosa operare perché sia concretamente applicato, ed in tutto il Paese, il dettato di quei due articoli.

Forse, Direttore, è opportuno riportarli quei due articoli, cosicché i lettori possano rendersi conto delle gravi e colpevoli inadempienze in merito alla loro applicazione.

E, allora, eccoli: Art. 1: «… Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite».

Art. 2: «I consultori familiari … assistono la donna in stato di gravidanza:

a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio;

b) informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante;

c) attuando direttamente o proponendo all'ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a);

d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza. I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita. …»

Dica, onestamente, il Presidente Zingaretti cosa fanno Stato, Regioni, Consultori, Comuni «per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite»?, quali concrete positive proposte vengono fatte alle donne che si rivolgono ai Consultori o ai Servizi Sociali «quando la gravidanza o la maternità creano problemi per risolvere i quali risultano inadeguati i normali interventi»?, in che modo i predetti Enti si adoperano per «far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza»?

Direttore, vuoi una risposta ai tre quesiti? Assolutamente niente, se non rilasciare la documentazione per prenotare l’aborto.

Nel Lazio sono operanti ben 22 Centri di Aiuto alla Vita ed altrettanti Movimenti. Ebbene, quante «convenzioni», credi, siano operanti tra ASL e CAV perché i tanti Consultori del territorio possano «avvalersi» della professionalità e della decennale esperienza delle centinaia di operatori che spendono il loro tempo in favore della vita concepita e si adoperano per prevenire l’aborto? Risposta: una sola e per lo più ignorata.

Se il Presidente Zingaretti, o chi per lui, si dedicasse di più per l’attuazione dei primi due articoli della legge, forse, potrebbe diminuire la richiesta di aborto, come i positivi risultati conseguiti per l’opera posta in atto dai Centri di Aiuto alla Vita dimostrano. Che ne dici?

Ma, Direttore, è d’obbligo sfatare altri due miti. Il primo: quello da molti reclamato e citato anche dalla deputata Piazzoni, cioè il «diritto delle donne all’interruzione volontaria della gravidanza». Tutti dovrebbero sapere, se, appunto, conoscessero la legge 194, che quel «diritto» semplicemente non esiste; il secondo è quello della carenza di medici non obiettori. È una leggenda. Infatti, financo le statistiche del Ministero della Salute lo certificano e con i numeri alla mano. Dalla Relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 194 si evince che nel 2014 ogni medico non obiettore ha eseguito, in media, 1,6 aborti a settimana. Ti sembra che possa, ancor oggi, sostenersi la necessità di altri medici non obiettori, tenuto conto che nel 2014 sono stati eseguiti 95.535 aborti e nel 2015, invece, 87.639? La risposta potrebbe essere sì solo se si avrebbe l’assurda pretesa di poter abortire magari sotto casa. Ma in tal caso Zingaretti dovrebbe prima preoccuparsi di assicurare una decente sanità in tutta la Regione, mentre ogni giorno leggiamo sui giornali e vediamo in televisione a cosa è ridotta la sanità nel Lazio, specialmente  dopo che sono stati eliminati nelle strutture ospedaliere periferiche anche molti servizi essenziali.

E allora, Presidente, da dove vuole cominciare per dare ai cittadini del Lazio un degno servizio sanitario, dopo aver dimostrato e ribadito che quella dei medici non obiettori non è affatto una priorità?

Lino De Angelis – www.centrodiaiutoallavitadicassino.it

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