#storiedivita: COME IL PROGETTO GEMMA HA SALVATO ISA

Vi avevamo chiesto di raccontarci storie di vita. Ce ne avete mandate tantissime, una più bella dell’altra, tutte simili ma tutte diverse.

Mandatene ancora e noi,un po’ alla volta, le pubblicheremo tutte. Cominciamo con questa che ci arriva dal Cav di Cassino e la pubblichiamo con orgoglio perché parla di un progetto che nel silenzio è riusito a salvare migliaia di bambini dimostrando che alla vita basta una piccola gemma per vincere.                                              

COME PROGETTO GEMMA HA SALVATO ISA (27mag2015)

Quella di Isa e della sua mamma, Nat, tra le oltre ventimila storie è quella che si può narrare grazie alla generosità di Anna, che si è fatta carico di sottoscrivere un ProgettoGemma, cioè di offrire 160 euro ogni mese, per 18 mesi, che arrivano ad una mamma in attesa di un figlio che per ragioni economiche era indotta a ricorrere all’aborto.

È così che Isabel è viva; e cresce che è uno splendore. L’aiuto offerto da Anna è stato risolutivo nell’indurre Nat a decidere di non  buttare tra i rifiuti speciali ospedalieri quell’embrione che da poche decine di giorni viveva in lei. Sì, il Centro di aiuto alla vita le aveva già promesso tutta una serie di aiuti, anche materiali, ma non era assolutamente in grado di poterle garantire mensilmente quella sia pur modesta somma. L’operatrice si è buttata, ha rischiato e, fiduciosa nella Provvidenza, ha promesso anche quell’importo, speranzosa che in qualche città d’Italia ci fosse una Anna.

Sicuramente anche Nat ha rischiato perché ha creduto ciecamente alle promesse di una persona sconosciuta fino a qualche giorno prima; ma quelle parole erano così dolci, così amiche; con quel tono, poi; e quel volto di mamma e di nonna le hanno ispirato fiducia, tanta fiducia, la più completa, anche se nella sua testimonianza scritta per la Giornata per la Vita Natalij ci fa leggere: “Tra l’amore verso un uomo e (quello) verso la mia figlia ho scelto di andar via e continuare (il) mio cammino da sola, insieme con tante paure, preoccupazioni”.

Nat, straniera, ancora con pochissime amicizie e da poco tempo in Italia, ha fatto una scelta coraggiosa, fidandosi ed affidandosi a persone, sì conosciute da poco, ma che avevano dimostrato fin da subito un grande amore per lei, ma, soprattutto, per quell’esserino che viveva in lei. Non così si era mostrato chi fino al giorno precedente diceva di amare lei, ma solo lei.

Vorrei che (la) mia testimonianza aiuti tante altre donne in momento che pensi che stai sola: (invece) c’è sempre un angelo custode che ti aiuta e non (ti) lascia mai sola”. Sono le ultime parole della testimonianza scritta da Nat, una ragazza che ha trovato nelle Operatrici del Centro quell’amore che, prima, aveva chiesto e riposto in qualcuno che, forse, le diceva di amarla, ma a parole, forse l’amava, ma solo … a metà: al momento della prova, quella più importante, quella decisiva si è tirato indietro.

L’altra faccia della medaglia? Chissà, come si sarà sentita orgogliosa Anna, quando ha appreso dal Centro di Aiuto alla Vita che una bambina, con un preciso nome, oggi non sarebbe tra noi senza il suo contributo economico! E chissà quale gioia nel ricevere, sempre dallo stesso C.A.V. la foto di Isa ritratta nell’atto di spegnere la sua prima candelina!

Le storie sono tante, appunto, oltre ventimila quelle di ProgettoGemma, simili alle quasi duecentomila che sono fiore all’occhiello per le migliaia di operatrici ed operatori dei Movimenti per la vita locali e dei Centri di aiuto alla vita che operano in Italia dal 1975. Loro sono gli artefici di un risultato strabiliante: nel Belpaese, sparsi in mille e mille città e paesi, vivono tanti concittadini quanti sono gli abitanti di Padova o di Brescia. E le mamme di quei nati, tutte, nessuna esclusa, sono eternamente grate a chi le ha aiutate in tutto e per tutto, come ha scritto Nat nella sua testimonianza: “Mia figlia adesso ha più di un anno e (in) tutto questo periodo il “Centro di aiuto alla vita” giorno per giorno (ha) accompagnato noi e (fatto sì) che a mia figlia non mancasse nulla. Mi hanno spiegato mese per mese come devo curare mia figlia, come devo far(la) mangiare (i) primi giorni, come devo fare bagnetto, come devo svezzarla. Con la loro buona guida mia bambina sta bene e (è) molto gioiosa”.

Purtroppo, mentre negli anni precedenti venivano sottoscritti, e quindi assegnati, un migliaio di ProgettiGemma nell’arco dei dodici mesi, la crisi economica ne ha ridotto sensibilmente il numero: solo 680 nel 2014. Pochi, a fronte delle sempre più crescenti necessità, dettate proprio dalla stessa crisi. Ci vorrebbero tante, ma tante Anne. Che musica lo squillo del telefono 02.48702890, quello di “Progetto Gemma”, se tornasse a farsi sentire con la frequenza degli anni passati o se dal suo fax (02.48705429) uscissero stampate tante richieste di moduli di adozione da sottoscrivere! Ogni telefonata, ogni modulo richiesto sarebbe una Isa salvata dalla morte per aborto, un’altra Nat entusiasta di sua figlia e, ancora, un’altra Anna arcifelice.

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